Più ci inoltriamo nel XXI secolo peggiori sono i segnali sullo stato di salute delle democrazie già in molti modi sotto l' assalto dei regimi totalitari che vogliono la distruzione delle conquiste di libertà acquisite in Occidente dopo lunghe lotte. D'altra parte lo stesso numero dei paesi democratici diminuisce pericolosamente e correnti insofferenti ai valori rappresentativi e pluralisti insidiano le democrazie dall'interno, cercando di dare una spallata al sistema del mondo libero. Inoltre, sempre in seno alle democrazie, le società si polarizzano, sia in termini di opinioni che per quanto riguarda la distribuzione del reddito e delle possibilità culturali, peggiorando le competenze e le conoscenze di adulti e di giovani. Il tutto è andato peggiorando progressivamente dopo il 2008. Fenomeno quest' ultimo, insieme agli altri, da attribuirsi alla diffusione di internet, dei sociale media e degli smartphone. Fu proprio con la crisi del 2007-2008 che la finanza americana ha prodotto con la sua bolla più grave degli ultimi decenni, quella cioè dei mutui senza valore che rivendeva a ignari investitori una quantità di titoli finanziari dall'architettura incomprensibile: una crisi che l' Occidente sta ancora pagando molto cara. E l'indebolimento del ceto medio, la rabbia diffusa nelle società impoverite, la perdita di fiducia nelle istituzioni e nelle classi al potere, non più concepite come élites consapevoli, se pur sempre più distanti dal comune sentire, furono certamente alimentati da quella crisi. I social media, che sono entrati a gamba tesa in questa situazione, sembrano fatti apposta per ingigantire il problema. I social media hanno l'obiettivo di trattenere gli utenti, colpendone e sfruttandone l'immaginazione, l'emotività e la paura: un processo spersonalizzante assai pericoloso, dilatato da un credente uso distorto e disinvolto dell' intelligenza artificiale e tendente a conquistare che è meno critico, più impressionabile, in altri termini, chi è più fragile. I proprietari delle piattaforme all'avvento dei social erano perfettamente a conoscenza degli effetti collaterali negativi, ma hanno deciso di non rinunciare ai giganteschi guadagni che le loro tecnologie garantivano, generando un clima di ansia, particolarmente tra i giovani, e mettendo in difficoltà le democrazie con la diffusione incontrollata e incontrollabile della propaganda più faziosa. Gli autori di questa drammatica situazione di regresso intellettuale che privilegia la diffusione del falso come affermazione di pari valore della verità. Insomma la regia di questa deriva è più interessata a fare business che alla democrazia: la moderazione delle discussioni in rete orientata a ridurre la circolazione di falsità pericolose va definita censura, sempre allo scopo di catturare l'attenzione e fare così i migliori interessi delle piattaforme e di chi politicamente le sostiene, come è avvenuto con l' elezione di Trump alla presidenza degli USA. Si tratta di un fenomeno che ben si sposa e si allea con le forze oscure delle tirannie che sognano il tramonto delle democrazie, comprate e svilite dagli interessi economici.
Casalino Pierluigi
Nessun commento:
Posta un commento