Nell'Europa del Cinquecento, aspramente divisa dalle controversie della Riforma, furono numerosi gli italiani esuli per motivi religiosi. Ribelli a ogni forma di disciplina ecclesiastica e condannati per eresia da tutte le chiese costituite, portarono il loro spirito travagliato attraverso l'intero continente. Quel grande maestro di studi storici che fu Delio Cantimori, nel suo testo più famoso, ha tracciato quasi una mappa degli eretici italiani più scomodi e appartati, quelli che non si riconoscevano neppure nelle chiese riformate, gli insoddisfatti di qualunque dogma, coloro che sognavano una vita davvero modellata sull'esempio di Cristo. Ci ha regalato così non solo una pietra miliare della storiografia dedicata all'età della Riforma, ma soprattutto un "classico", un libro che è insieme del proprio tempo e di ogni tempo. Il dissenso come già colonna sonora di ogni epoca e non a caso anche del nostro tempo. Un dissenso forse non politico, ma anche politico, se si vuole o almeno politico non nel senso classico del termine. Un dissenso che non manca (e non è mai mancato, del resto) neppure nelle società rette dai dispotismi orientali. Ci sono voci scomode, represse, ma non zittite che lo confermano tra le pagine della storia, tra le pieghe degli eventi succedutisi dalla preistoria ad oggi. Se ai giorni nostri dissenso e consenso spesso, tuttavia, si danno la mano, spiriti liberi e ribelli ai moralismi di sorta che non tengono conto della condizione umana. Torna alla mente in proposito un monumento indimenticabile di testimonianza dello spirito umano segnato dal destino e dalle avversità, quello di André Malraux nella sua "La condition humaine" e della lotta per sopravvivere aggrappandosi alle nostre idee.
Casalino Pierluigi
Nessun commento:
Posta un commento