San Tommaso d'Aquino muove dal suo concetto di regime ben equilibrato che unisce in giusta misura monarchia, aristocrazia e democrazia per mitigare comunque pil potere assoluto. Un potere che non è dispensato dall'essere virtuoso. Pur rimanendo nella visione dei due ordini, temporale o secolare e quello spirituale, che assicura la "Respublica fidelium", l'Aquinate riafferma che l'ordine della natura corrisponde al fine ultimo della grazia. Bisognerà attendere Dante perché i due ordini vengano categoricamente distinti al di fuori di ogni rapporto gerarchico. A somiglianza dell' Averroismo, che tuttavia non sembra voler seguire (nonostante la venerazione che nutre verso il pensatore arabo), pur inclinando in qualche modo ad esso(al pari dello stesso Aquinate), nel De Monarchia, Dante professa una dualità conseguenza della dualità stessa della natura umana. Anch'egli sostiene la necessità di invocare la moderazione come elemento stabilizzatore ed equo. Tuttavia la speranza che Dante ripone nella Monarchia andrà disattesa.
Casalino Pierluigi
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