Nel 1492, dopo il decreto di espulsione dalla Spagna, gli ebrei sefarditi emigrarono verso Levante e trovarono accoglienza da molte parti, nonostante il persistere di diffidenze e pregiudizi verso gli ebrei. In Italia, soprattutto, ci furono non pochi esempi di illuminata tolleranza nei loro confronti da parte di sovrani che furono sensibili al valore aggiunto degli ebrei sul piano culturale e commerciale. Celebre soprattutto il ruolo di Ercole I d'Este che inviò un emissario per accompagnare a Ferrara1500 profughi sefarditi fermi a Genova, gettando così le basi di una felice convivenza intellettuale, mercantile e civile con la città, trasformandola nel piu importante centro ebraico europeo. Atteggiamento che si manifestò anche da parte dei sultani ottomani che compresero l'importanza di avere gli ebrei iberici come cittadini dei loro domini. Eppure già fin dal 1391 gli ebrei sefarditi infatti affluivano nel Bel Paese, dopo le prime espulsioni da parte dei re cattolici spagnoli: complici gli spopolamenti e dovuti alla Grande Peste del 1348, che favorirono l'emigrazione in zone impensabili (e non solo), previa conversione. Documenti pontifici, in occasione della peste, cercarono di scoraggiare comportamenti ostili verso gli ebrei, richiamando le coscienze a non imputare agli ebrei la colpa di flagelli naturali come le epidemie od altre calami8 Se pur in Italia si registrassero presenze di ebrei di origini diverse, risalenti ad epoche molto antiche e frutto comunque dei continui contatti tra le varie comunità già sparse nell'impero romano e nei territori limitrofi, l'immigrazione sefardita rappresentò un movimento di grandi proporzioni culturali e sociali. A Ferrara, in particolare, fiori' una civiltà pluralistica e multiculturale che segnò un momento storico memorabile.
Casalino Pierluigi