martedì 13 gennaio 2026

Teatro ed umanità nel mondo classico



Alla commedia greca (Altervista "in poche righe" di Ennepilibri e su

Asino Rosso), ma in genere sul teatro classico greco romano, dalla

commedia alla tragedia, alle sue rappresentazioni, ai suoi simboli e

ai significati ho avuto modo di dedicare numerosi interventi su

riviste e siti sul web. Analogamente mi sono espresso sull'importanza

del recupero di importanti strutture teatrali antiche, come quella a

me vicina di Ventimiglia, autentico monumento dell'arte e della storia

della classicità nell'estremo Ponente ligure. Quello del teatro

classico, dunque, costituisce un momento di straordinario livello

culturale e sociale che ancor oggi conserva un fascino irripetibile,

oltre a rappresentare motivo di richiamo per turisti e studiosi, ma

anche di riflessione sui temi eterni della vita umana, tra dramma e

destino, tra comicità e tipologie di arte recitativa, tra momenti di

interpretazioni e profili di soggetti o di maschere che la letteratura

teatrale di ogni tempo ha poi rivisitato in rinnovate descrizioni

psicologiche e storiche. Lo spettacolo rinnovato e ritrovato

costituiscono una continua offerta di situazioni e di interpreti che

non hanno tempo, ma che abbracciano l'intera e complessa geografia

delle attitudini dell'uomo con le loro luci e le loro ombre, autentici

capolavori del pensiero e dell'azione. In tale contesto si afferma e

si ripropone la riflessione sul mimo. Suida scriveva che Filistione,

un mimografo famoso era autore di "commedie biologiche", come si

direbbe anche ai giorni nostri. Ma cos'erano? Plutarco ci parla di

spettacoli brevi, comici e talora scurrili, adattati anche ad un

triclinio, e di rappresentazioni complesse, se non complicate, che

chiama "hypotesis; a quali referenti pensava, con quali tratti

distintivi e quali rapporti con i canoni letterari? Perché e in che

significato si definiva mors mimica il procedimento narrativo o

narratologico della morte. apparente? Perché ritroviamo tale tipologia

nella novellistica e nel romanzo antico (vedi il miei articoli sul web

dedicati ad Apuleio di Madaura e "Un romanzo dell'antichità")?

Esistevano rapporti tra tra teatro mimico e narrativa? Rientravano

entrambi nella letteratura di consumo? Chi erano gli autori dei

copioni? Come avveniva la messa in scena?, come era composta una

compagnia? Chi erano gli attori? Esistevano attrici? E perché

recitavano in genere senza maschera. A queste ed altre affascinanti

domande rispondono i numerosi studi su un argomento così suggestivo da

suscitare tuttora non solo interrogativi, ma anche ammirazione e

interesse.: Curiosità e sorprese emergono da queste ricerche che ci

presentano un mondo non così lontano dal nostro e che anzi ci invia un

messaggio di libertà espressiva senza precedenti. La fine del teatro

classico fu provocata da un ondata di integralismo religioso al limite

del fanatismo. Un fanatismo che riscopriamo in termini ancor più

accesi ed esecrandi in certe spaventose manifestazioni del delirio

irrazionale come quelle che hanno decretato con la complicità silente

dell'Occidente laico e democratico la distruzione di opera d'arte di

inestimabile valore.

Casalino Pierluigi, 27.11.2015


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