Le cessioni di Nizza, del Nizzardo e della Savoia dal Regno di Sardegna alla Francia,, qualunque giudizio politico o morale se ne voglia e possa dare, furono concordate tra due Stati sovrani e non vi sono, ovviamente, soprattutto a tanta distanza di tempo dagli avvenimenti, margini per rinverdire rivendicazioni o recriminazioni, che pure, nell’immediato e periodicamente, non sono mancate, anche se occorrerebbe analizzare distintamente l’esatta situazione con riferimento ai territori nizzardi e a quelli savoiardi, e queste pagine sono maggiormente dedicate ai primi. Quella delle cessioni di Nizza e Savoia è stata a lungo una “materia incandescente” e, in sede storiografica, ha dato origine anche a una vasta opera di sistematica disinformazione, nel complesso tendente a corroborare la “francesità” delle regioni cedute e a sminuire ostentatamente i legami storici e la coesione esistenti tra le diverse “patrie” sabaude. Queste formarono – poco importa se al di qua o al di là delle Alpi, poco importa se parlando (oltre alla lingua piemontese e ai patois) il francese o l’italiano – per molti secoli una sola realtà statuale e una compagine coesa di popoli, pur nel contesto dei particolarismi e delle libertà tipici dell’antico regime. Il plebiscito organizzato in Savoia e a Nizza per votare il trasferimento della sovranità su questi paesi alla Francia ha, secondo i consuntivi, fatto registrare solo poche centinaia di voti contrari. I risultati furono, tuttavia, palesemente il risultato, più che della volontà popolare, di brogli. La falsificazione dei risultati può essere agevolmente e ampiamente dimostrabile e dimostrata attraverso un’articolata serie di argomentazioni, indizi, prove. A dimostrarla concorre persino il fatto che in qualche caso si registrarono - ufficialmente! - più voti (tutti naturalmente a favore della cessione) che votanti. Ma una prova schiacciante che vale, anche se il contesto fu assai differenziato, sia per la Savoia sia per Nizza è offerta dalle molte migliaia di Nizzardi e Savoiardi i cui voti, inevitabilmente e palesemente contrari, avendo essi subito dopo la cessione optato per la nazionalità italiana (affrontando per questo disagi e difficoltà), non sono in nessun modo registrati. Con riferimento alle migliaia e migliaia di savoiardi e nizzardi che hanno voluto rimanere sudditi del Regno di Sardegna – e di lì a poco cittadini italiani – appare impensabile che possano avere espresso un voto favorevole all'annessione delle loro terre alla Francia per poi operare la scelta, in genere dolorosa, di abbandonarle.
Casalino Pierluigi
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