L'autentico spirito della Storia risiede nella comprensione critica del passato e nella stratificazione della memoria. Al contrario da qualche tempo, anche sulla scorta di suggestioni promosse da mode e relativi movimenti di protesta non ben meditati e profondamente disinformati, si va diffondendo pericolosamente una rinnovata esaltazione incoerente del politicamente corretto e della cancel culture: teorie che rappresentano una sciagurata deriva contemporanea intesa a giudicare epoche passate con una certa sensibilità odierna,spesso al fine di raccogliere consensi politici: in tal modo si rischia di appiattire il dibattito pubblico, censurare l'arte e rimuovere la complessità storica, attingendo non di rado a notizie superficiali fornite dai social e da fonti poco preparate e non accademiche. La Storia non deve essere certo considerata un insieme di dogmi da venerare acriticamente, ma sicuramente uno strumento per comprendere le dinamiche umane, comprese quelle più oscure e riprovevoli e capirne le ragioni. Il valore della Storia va affermato con estrema chiarezza contro il neo moralismo dilagante, fondato su un grave e mancato fondamento critico. La Storia, infatti, secondo autorevoli storici ed intellettuali, va studiata per capire la specie umana, non per selezionare modelli di perfezione morale, secondo uno sciocco appiattimento culturale che non valuta la profondità delle cause degli eventi. Il politicamente corretto pertanto e con esso la cancel culture, rappresenta una forma di neo puritanesimo che si manifesta attraverso l'imposizione di un modello unico che limita la libertà di espressione e crea una società frammentata, trasformando il confronto in occasione di linciaggio e ingenerando una frattura del rapporto con la storia. Tali fenomeni hanno trovato spazio crescente nelle manifestazioni di piazza a senso unico degli ultimi anni che hanno criminalizzato la libertà di pensiero. E ciò nella ricerca spasmodica della semplificazione volta ad aggregare masse antagoniste.
Casalino Pierluigi
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