Rispetto all'Oriente arabo, il contesto territoriale che abbraccia, nel corso dei secoli, la Spagna e l'estremo Maghreb, vede l'affermarsi una cultura originale. La solidarietà tra le due sponde è segnata dagli scambi commerciali e culturali. Una tradizione molto attiva, dunque, lega gli epigoni di Fès ai loro grandi antenati di Cordova. La caduta di Granada nel 1492 accentua tale compartecipazione di animi. La continuità è dunque certa. E' in questi termini che Jacques Berque evoca l'immagine dell'Occidente musulmano medievale, le cui popolazioni parlavano la stessa lingua, condividevano la stessa cultura, la stessa civiltà. E' il caso di notare anche che il giudaismo spagnolo conosceva allora, nel suo insieme, ad eccezione di qualche episodio doloroso della sua storia, un'esistenza infinitamente più facile di quella che si svolgeva altrove e soprattutto nei paesi "ashkenaziti" dell'Europa centro settentrionale. Sottomessi ad uno statuto giuridico tutto sommato liberale, gli Ebrei di Spagna giocavano un ruolo importante nella vita economica fiorente del paese, in particolare nel settore degli affari pubblici, e su di essi ricadeva una parte non indifferente della prosperità generale. L'agiatezza raggiunta consentiva loro di studiare e di conseguire posizioni di alto livello nell'ambito della cultura universale (su tutti Maimonide, in arabo Ibn Maimun), rappresentata all'epoca dalla scienza e dalla letteratura arabe, la cui acquisizione da parte degli Ebrei esercitò un'influenza considerevole sullo sviluppo del pensiero ebraico e dei suoi diversi modi d'espressione, e contribuì al loro arricchimento. L'età dell'oro spagnola, alla quale fanno ancora allusione i discendenti delle grandi famiglie ebree espulse dalla Penisola iberica alla fine del XV secolo, era il punto di riferimento che abbracciava città simbolo gemelle, come Fès e Cordova, Ceuta e Lucena, Tétouan e Granada, dove si rivendicava l'analogia e l'eguaglianza del patrimonio culturale. Gli eruditi ebrei del Maghreb, dal IX secolo in poi, sono spesso, infatti, i grandi maestri del giudaismo andaluso, e i numerosi grammatici e poeti del tempo, che sono considerati i fondatori della scuola spagnola, sono a loro volta originari del Maghreb. Un filone quello ebraicoandaluso e marocchino che è presente ancora radicalmente, con le sue influenze, nel Paese nordafricano, aldilà delle congiunture politiche di questi ultimi secoli.
Casalino Pierluigi
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