lunedì 25 aprile 2022

I disastri della guerra

 

Quando vediamo che il metropolita russo ortodosso Kirillin benedice la sciagurata guerra d'Ucraina nel solco di un atteggiamento che spesso tutte le religioni hanno adottato, sacralizzando i conflitti e venendo meno in tal modo all'originario messaggio di pace che è contenuto nei principi religiosi di base comuni a tutte le fedi, non è certo cosa edificante. Esaltare la guerra è pronunciare una bestemmia al pari di coloro che nel nome di Dio compiono azioni terroristiche. Erasmo da Rotterdam, grande intellettuale rinascimentale e cattolico tutto di un pezzo, definiva la guerra quanto di più forsennato e sventurato possa esistere. Entrambe le parti in lotta riceveranno più danni che vantaggi, mentre i governanti credono invece di trarre prestigio ed onori che sarebbe meglio trasformare in opere di prosperità e benessere per i loro sudditi. Papa Gregorio Magno diceva, d'altronde, che la sua cetra non cantava che lutti e sofferenze di fronte al dilagare delle violenze e delle rapine del suo tempo. Nessuno tuttavia più del poeta latino Orazio colse  nelle guerre il fondo di tanta miseria, rinnovando la condanna dei conflitti che il commediografo greco Aristofane stigmatizzava nella sua celebre "Lisistrata", descrivendo lo sciopero del sesso delle donne contro la violenza omicida dei loro mariti o addirittura il ricorso alle più raffinate arti di seduzione per eccitare i mariti al fine di distrarli dai pensieri di guerra.
Casalino Pierluigi 

mercoledì 13 aprile 2022

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La guerra e il suo doppio.

 Da circa 5 mila anni, da quando la scrittura iniziò a registrare i fatti, gli uomini intraprendono delle guerre. Non riescono a smettere come ci dimostrano ancora gli attuali conflitti,  soprattutto quello ucraino che si combatte di nuovo sul Vecchio Continente. Se facessino una raccolta di testi greci e latini in proposito  potremmo spiegarci cos'era la guerra nel mondo classico greco latino.  Da Licurgo ad Aristotele, da Cesare a Plutarco, da Tito Livio a Erodoto si ritrovano brani di opere che parlano degli orrori o dei conflitti intestini, del desiderio di pace o di lotte civili. Non mancano testimonianze sui riti e la sacralità delle guerre o sul fatto che in esse, come ci ricorda Polibio, tutti i colpi sono permessi. Del resto Tito Livio scrive : "La guerra nutre se stessa". Analoghe considerazioni fa Kautilya, l'antico teorico e politologo indù, nel suo Arthasastra, modello di spietato realismo politico. 

Casalino Pierluigi 

lunedì 21 marzo 2022

1922-2022. Lo spirito di Rapallo (Rapallo Geist)

La storia d'Europa tra le due guerre mondiali ruoto' intorno al problema tedesco, forse esaltandone esageratamente l'importanza. Un problema che andava dalla spinosa questione delle riparazioni di guerra, al divieto di riarmo e ad altre tematiche minori. A dire il vero le richieste dell'Ungheria fecero più chiasso di quelle tedesche, così come quelle dell'Italia, offesa per gli scarsi risultati ottenuti per la sua partecipazione al primo conflitto mondiale, ma che a erano più eco sui giornali che nella realtà. Per risolvere il problema tedesco, ma soprattutto per ridare al Vecchio Continente e al mondo intero la possibilità di una concreta ripresa economica, venne convocata la Conferenza di Genova nella tarda primavera del 1922. A tale vertice non parteciparono gli Stati Uniti, che ritenevano inutile l'incontro  mentre furono presenti russi e tedeschi, i due reietti della politica internazionale, dopo la sconfitta della Germania imperiale e l'uscita dalla guerra della Russia bolscevica. I rappresentanti di esse, Rathenau e Cicerin raggiunsero un accordo segreto a Rapallo che evitava l'isolamento della Russia sovietica che si impegnava ad ospitare centri di produzione e di riarmo tedeschi sul proprio territorio secondo uno schema reciprocamente vantaggioso. Se pur forse le intese non fossero sincere, ciò si rivelò un momento decisivo per sminuire il problema tedesco, ma anche quello russo. Infatti il pericolo bolscevico era stato fermato alle porte di Varsavia dai polacchi e fu meno insidioso di quello zarista per l'Europa e l'Occidente in genere, nonostante le mosse spionistiche del governo sovietico e propagandistico nel mondo. I due contraenti parteciparano alla conferenza genovese, pur sospettando di essere ingannati. La Germania pensava di essere associata allo sfruttamento economico della Russia e la Russia pensava di dover chiedere risarcimento alla Germania. In realtà il trattato di Rapallo evitò una nuova crociata contro i sovietici e la rinascita della Triplice Alleanza, con molte chiacchiere sulle riparazioni tedesche. Nessuno poi intendeva reinserire la Russia nel concerto delle potenze, essendo stata già dai tempi zaristi un problema per l'Occidente. D'altra parte se i russi potevano essere di contrappeso ai tedeschi, ora se mai appariva utile il contrario.
Casalino Pierluigi