domenica 30 maggio 2021

Nuove conclusioni su Il Tempo e la Memoria.

La crisi delle democrazie liberali e l'aggressività crescente dei sistemi dispotici, dalla Cina alla Russia, alla Turchia, all'Iran, pongono la necessità di una riflessione profonda sulla difesa dei nostri valori di civiltà e soprattutto sulla garanzia della nostra sicurezza e libertà. Il sonno in cui le democrazie si stanno adagiando, aldilà di tutto, rischia di mettere in crisi anche il futuro stesso del mondo. Le operazioni di disinformazione e destabilizzazione portate avanti soprattutto da Cina e Russia e dai loro satelliti richiedono una presa di coscienza urgente prima che sia troppo tardi e che si finisca in un conflitto devastante. Il mondo del dopo Yalta si configura ormai in questi termini. Le considerazioni di Michele Casalino ancor prima del corso degli eventi già segnalavano il movimento storico che si sarebbe verificato ben oltre il XX secolo.
Casalino Pierluigi 

sabato 29 maggio 2021

Dante cronista e critico dei mali della Chiesa del suo tempo.



Clemente V, eletto dal conclave di Perugia del 1304-1305, non era né italiano né cardinale. Con lui iniziò la "cattività avignonese" dei pontefici, che durerà fino al 1377; egli soppresse inoltre l'Ordine dei Templari. Dante nulla gli perdona e lo bolla di infamia, accusandolo di aver tradito l'imperatore con l'inganno, lo taccia di doppiezza e lo condanna nel finale del XXXII Canto del Purgatorio. L'accusa era di aver promosso e consumato un amplesso carnale della Chiesa con il potere di Filippo il Bello. L'esortazione a tornare a Roma della Curia e a cancellare la vergogna guascone (Clemente V era infatti originario della Guascogna), si legge gia' nell'epistola di Dante ai cardinali italiani (anche se sarà grazie alle  richieste reiterate di Santa Caterina da Siena che il nuovo Pontefice fara' ritorno nella sede romana) . Il testo della lettera dantesca, scritta in un latino difficile e piuttosto oscuro, vergato quando a Carpentras nel 1314 iniziava il conclave per eleggere il successore di Clemente V, racchiude tutta la violenta polemica del Sommo Poeta contro l'ingordigia della gerarchia ecclesiastica: Dante si appella, nella circostanza, ai cardinali italiani perché non ripetano gli errori del precedente conclave. Dante era non solo informato in dettaglio sulle vicende che provocarono i conflitti al vertice  della Chiesa nei primi quindici anni del XIV secolo, da Bonifacio  VIII, ma conosceva pure presupposti, retroscena, inimicizie e inganni dei cardinali. Di almeno uno di essi, Napoleone Orsini, principale destinatario della Lettera, Dante aveva raccolto le confidenze, probabilmente quando erano entrambi presenti in Toscana, legati agli stessi ambienti di fuorusciti e impegnati in forme diverse ( e senza successo) contro il governo nero di Firenze.
Casalino Pierluigi 

venerdì 28 maggio 2021

Thomas Hobbes.

Thomas Hobbes (1588-1679), thought he wrote on a wide range of philosophical problems, was primarily a political theorist, one of the earliest as well as one of the greatest English writers on the problems of government. Hobbes's ruthless depiction of the evils of "the state of nature" was used by him as central to his argument in favour of absolute rule: but, though few readers have ever been prepared to follow his argument to that unpopular conclusion, the relentless realism of his approach to problems of social organisation has exerted a continuous influence on later thinkers. His own thought was inevitably conditioned by his personal experience of civil war and political disorder, but has proved powerful enough to transcend the limitations of its historical origins: it also gains much from the striking, often ironic, epigrammatic style which is so apt an expression of Hobbes's temperament.
Casalino Pierluigi 

sabato 22 maggio 2021

Il futuro nel presente?


Il grande teatro dell'anima ovvero il grande teatro della vita: ecco quello che è stato, che è e che sarà. Non è solo il passato e neanche solo il presente a darci problemi nella ricostruzione e costruzione degli eventi, i nostri personali e quelli collettivi: anche il futuro ci dà dei problemi. Passato, presente e futuro, dunque, che differenza c'è? Presto che si va in scena, presto che va in scena la Storia. Che sarà il domani allora? È così antiquato questo nostro agitarci di presagi, di intuizioni, di domande, di illusioni e di delusioni? Cerchiamo di indovinare il futuro? Possiamo ancora lanciarci un sfida suscitare un brivido di inquietudine? Ci possiamo ancora affidare a indovini e veggenti, come sempre abbiamo fatto? O veramente è un compito impossibile oggi? Non si tratta di superstizione: si tratta di sapere come e perché di un qualcosa che ancora non c'è. Sappiamo certo noi quello che chi è vissuto prima di noi è stato ( lui non lo sapeva), difficile sapere quello che sarà dopo di noi e come saranno quelli dopo di noi. L'argomento è scivoloso e tortuoso. Già i testi sumerici mettevano in guardia contro i falsi presagi. Ma quella sola profezia che, per caso, si avvera può svelarci una dimensione ignota e insondata dell'animo umano. Proviamo ogni giorno a cercare una finestra aperta verso il futuro e regolarmente ci sbagliamo. Esiste una apertura certa  verso il divenire? O ci imbattiamo sempre nella fredda regola che ci conferma l'imperscrutabilita' del futuro? La meta finale sono le cento e mille porte del destino che ci precede. Come trovare e varcare questi ingressi? Ci sforziamo di attraversare i labirinti dei sogni e delle anticipazioni frammentarie e scomposte di qualche nostra illazione. Talora si può presentire la nostra sorte o altrui come in una nebbia. E' lo sguardo, incerto eppure penetrante, con cui scrutiamo il tempo che ci aspetta, o scopriamo, all'improvviso, il passato ignoto che grava proprio sul nostro destini futuro. I futuro è vicino a noi, già tra un attimo è futuro. Solo riuscissimo a incontrarlo e a svelarlo, introvabile, misterioso, sfuocato e attraente. Indoviniamo il mondo, finché andiamo tempo per farlo, e parole per dirlo. Qualcuno, a dire il vero, sta ancora cercando di persuadersi che la realtà è tutta qui e che l'oltre nel tempo e nello spazio non esiste, nemmeno nelle altre dimensioni, tra queste il futuro che ci sfugge mentre cerchiamo di coglierlo eppure non lo riconosciamo anche quando lo viviamo inconsapevolmente. E' come rivivere ogni volta il mito della terra natale di Ulisse: in essa era costellata la nostalgia archetipica dell'origine, ma anche la meta cui tendere. Simbolo e dimora dell'anima fin tanto che dura il vagare di Ulisse, Itaca, il nostro futuro, è destinata ad esaurire il suo potere di attrazione non appena sia diventata stabilmente raggiunta. Per questo il vate Tiresia comanda di tornare nell'isola, ma anche di partire di nuovo verso l'avvenire che si ripropone. Infatti anche i simboli invecchiano quando si mutano nell'istituzione e si consolidano nel possesso: "perdono anima", si dice, e l'anima li precede di nuovo su altri inesplorati cammini, quell'anima che Agostino d'Ippona indica come misura del tempo. Nella spiritualità dell'allora nascente umanesimo greco, il senso ultimo e più alto del viaggio (verso il futuro) sembra qui coincidere anche con il nostro accoglimento cosciente della fine di qualcosa e del nuovo che arriva, ma non vediamo, se pur pervaso da solenni promesse. In tutto questo forse  si racchiude davvero il futuro, un futuro che è ancora presente, finché noi siamo presenti.
Casalino Pierluigi 

lunedì 17 maggio 2021

Le Neveu de Rameau

Le Neveu de Rameau est une sorte de manifeste où Diderot poursuit et précise sa très originale réflexion sur les arts. Les références les plus nombreuses sont sont ( ainsi que le personnage-titre le fait attendre ) au théâtre, à l'opéra et en général à la musique, dont le grand Rameau est un des plus glorieux représentants  Les encyclopédistes sont d'abord impressionnés par ce cartésien suivant une grande ambition théorique et déduit le principe simple de l'harmonie d'une loi acoustique psycho- mathématique.
Casalino Pierluigi 

domenica 16 maggio 2021

The Medieval Foundation of Constitutions

All historical periods flow into each other in remorseless stream, defying and frustrating the near classification of historians. Much of the past is ever-present; which is the same thing as saying that much of what seems to be modern is really medieval. In Western Europe, the Middle Ages were  by far the most creative of all ages in the art of government; for they created the basis of modern government out primeval anarchy. The modern ages have in fact created little; but they have adapted much.
Casalino Pierluigi 

mercoledì 12 maggio 2021

Medioevo ovvero il primato della ragione.

Sfatate ormai le leggende o false credenze sul Medioevo, che per nulla, invece, fu un'epoca buia, va detto a chiare lettere che proprio in quel tempo si era tutti così innamorati della ragione che ogni cosa era spiegabile con la ragione e quest'ultima, anzi, presiedeva alla vera conoscenza e la stessa fede si fondava sulla ragione. Piaccia o no, il Medioevo, peraltro lunghissimo, apri' nuovi orizzonti di sapere e di sviluppo. 
Casalino Pierluigi