martedì 12 maggio 2020

Lénine et l'argent allemand.

La controverse sur l'argent allemand se poursuit encore de nos jours. Il faut diviser l'argument: Lénine était-il un agent allemand ? Les bolcheviks recevaient-ils de l'argent allemand? De tout temps, on a accusé les chefs des révolutions de recevoir de l'argent des puissances étrangères. Dans la majorité des cas, c'est la vérité. En juillet 1917, on publia des documents témoignant des relations les bolcheviks Ganetski et Kozlovski et le social-démocrate Parvus, qui ne dissimulait pas ses liens avec le ministère des Affaires étrangères allemand. Lénine nia ces accusations avec acharnement. Mais ses dénégations étaient étranges et peu convaincantes. Par exemple, il écrivit que Ganetski n'avait fait que gérer les affaires commerciales dans la firme que dirigeait Parvus. Le parti, affirmait, ne pouvait avoir eu affaire à Parvus, car, dès 1915, Lénine l'avait traité de "Plekhanov allemand" et de "renégat léchant les bottes de Hindenburg". 
Espion, traître, agent de l’étranger : le révolutionnaire traîne une sulfureuse réputation chez une partie des Russes.

Lorsqu’il débarque de la gare de Finlande à Saint-Pétersbourg, en avril 1917, Lénine est déjà précédé d’une légende noire. « Non seulement Lénine arriva en Russie avec le consentement et l’approbation du gouvernement allemand, mais en Russie même il travailla avec le puissant soutien financier des ennemis de son pays », affirme Alexandre Kerenski, chef du gouvernement provisoire de juillet à octobre 1917 (1). L’homme, il est vrai, a quitté la Suisse dans un train d’exilés qui a pu traverser le Reich avec le soutien actif des autorités allemandes. Son mouvement a peut-être profité de subsides de ces dernières, même si aucun document ne l’a formellement attesté malgré les nombreuses recherches en ce sens. Nationalistes ukrainiens et surtout finlandais, militants antimonarchiques, mencheviks, socialistes radicaux… On sait que les services secrets du Kaiser donnaient beaucoup d’argent aux Russes exilés à l’étranger. Mais en dépit de toutes les dénégations de Lénine, de Trotski et d'autres chefs du part, aucun d'entre-eux n'expliqua comme il avait pu se faire que le parti ait édité en avril 1917, selon le chiffres officiels, 17 quotidiens tirés à 320.000 exemplaires, soit 1415000 d'exemplaires pour semaine.  Trotski affirme que l'argent nécessaire à la presse bolchévique était fourni par les ouvriers. Toutefois, il est difficile d'imaginer que, dans le contexte d'une inflation sévère, les ouvriers aient pu réunir chaque semaine de miliers er des centaines de milliers de roubles pour un parti qui était loin d'être le seul parti ouvrier, ni même le parti socialiste principal. Mark Aldanov, témoin de la révolution, écrivain de talent et historien pénétrant, rêvait en 1935 : "Les grands-livres de la Wilhelm-strasse pourraient bien être un document un document précieux pour l'histoire de la révolution d'Octobre, mais l'histoire n'y aura pas accès de sitôt. Du reste, il est probable que les articles des grand-livres sont des documents unilateraux: dans ce cas là,  on ne donne pas de reçus." Aldanov se trompait. L'histoire a déterré les grands-livres du ministère des Affaires étrangères  du Reich, seulement dix ans après qu'il écrit ces lignes. Il avait cependant raison  en ceci qu'on ne trouva de reçus signés de Lénine,  mais seulement des documents allemands prouvant que le bolcheviks avaient reçu de l'argent allemand. Cependant l'argent allemand n'explique pas le succès de la propagande bolchévique. Il permit de la mener sur un grand pied, mais le gouvernement disposait de fonds tout aussi importants. Encore fallait-il savoir en user. L'échec de juillet et la convinction générale que les bolcheviks son des agents allemands, marquent un temps d'arrêt dans la progression de Lénine vers le pouvoir.


Casalino Pierluigi. 




lunedì 11 maggio 2020

Peste e Coronavirus.

Quando la peste imperversava si credeva che il flagello fosse un castigo mandato da Dio per i peccati degli uomini. Dio non manda il male essendo Bontà Infinita. Anche oggi l'ultradestra cattolica americana si esprime in questi termini, strumentalizzando il Covid 19 come arma contro i cosiddetti cedimenti dottrinali di Papa Francesco, ignorando che lo Spirito Santo agisce in lui come sempre ha agito nei papi che lo hanno preceduto.  Analoghe e sciocche accuse al Papa per accettato la chiusura delle chiese, vanno respinte decisamente. Il Papa parla per il bene dell'uomo.
Casalino Pierluigi 

sabato 9 maggio 2020

Cosa ci aspetta dopo il Coronavirus ?

Dopo il Coronavirus nulla potrà essere come prima se non riporteremo la natura al suo originale equilibrio. Dio non manda castighi, essendo Bontà Infinita, ma è l'umanità degenere che rovina il Creato e inventa il proprio male. Anche in passato, durante le epidemie, si pensava che il miglior modo per sottrarsi ad esse fosse quello di credere che si trattava di una punizione divina. I peccati degli uomini, in realtà, sono all'origine del male, ma anche l'ignoranza delle leggi della Natura. Bene mette in guardia Papa Francesco contro le tentazioni dell'ultradestra cattolica americana e non di scaricare tutto sul piano del castigo divino. Lo scopo della preghiera è la salvezza dell'anima e del corpo, al fine di ottenere con la fede quella luce che illumina il mondo e soprattutto l'intelligenza. Non ci sono cedimenti dottrinali in Papa Francesco, che invece recupera il senso autentico della scrittura. Nulla è scontato, non esiste predestinazione, ma la fede, la speranza e la carità in seno alla preghiera aprono vie di rinascita. Anche in tal modo Papa Francesco ci invita a guardare oltre l'orizzonte quotidiano, un orizzonte sempre meno dipendente dalla cattiva coscienza e dalle malattie. Un mondo nuovo che si andò affacciando dopo le calamità del passato. A differenza di ciò che potrebbe accadere dopo la spaventosa pandemia che stiamo vivendo.
Casalino Pierluigi 

domenica 3 maggio 2020

Cent'anni fa la Conferenza di pace di Sanremo ovvero l'invenzione del Medio Oriente.


Sanremo venne scelta come sede della Conferenza per decidere le sorti dell'ormai ex impero ottomano per la qualità delle infrastrutture alberghiere e per essere una rinomata località di villeggiatura a quaranta chilometri dal Principato di Monaco. Nell'aprile 1920 fu firmata la cosiddetta Risoluzione di Sanremo, con la quale si sanciva la divisione del Medio Oriente e si assegnava un mandato alla Gran Bretagna per la Palestina, in vista della creazione di un focolare domestico nazionale del popolo ebraico, che si realizzerà solo nel 1948 con la fondazione dello Stato di Israele. Un appuntamento di Sanremo, quello di cent'anni fa, con la Storia, che va ricordato, nonostante l'attuale stagione infelice del Coronavirus. La Conferenza di pace di Sanremo non risolse tutti i problemi del dopo guerra relativi agli ex possedimenti ottomani, anzi ne rinvio' alcuni dei più importanti, con conseguenze che sono tuttora in corso. A Sanremo ci fu, soprattutto, quella che gli storici e gli osservatori di relazioni internazionali chiamarono l'invenzione del Medio Oriente. E più d'altro ci fu la spartizione degli interessi strategici di quella regione tra la Francia e la Gran Bretagna, prevalentemente all'insaputa dell'Italia  organizzatrice della Conferenza. L'unico leader sopravvissuto all'evento, l'italiano Nitti, che si spense nel 1953, fece in tempo a vedere la nascita dello Stato di Israele come era gia' in qualche modo previsto da prima dell'assise sanremese. Analoga sorte felice non toccò ai curdi e ad altri popoli della regione. Lo stesso Libano avrebbe dovuto diventare uno stato cristiano, ma ciò non avvenne. Ne' uno Stato curdo vide la luce. E da poco si era consumato il misfatto del genocidio armeno, nonostante il grido d'allarme di tutti gli ambasciatori europei in Turchia. Accorato l'appello del nostro rappresentante a Costantinopoli. Le divisioni, perduranti ai giorni nostri, fra gli arabi non condussero neppure ad uno stato arabo unitario, con la complicità interessats degli inglesi. In seguito, a favore della creazione di Israele giocarono gli stessi tragici eventi dell'olocausto, che ne legittimarono le ragioni. E va comunque ricordato che almeno fino al XVII secolo la popolazione della Palestina era stata in maggioranza ebraica, con pochi cristiani e musulmani, se pur, sotto dominio turco, gli ebrei (a detta di un geografo olandese del tempo, Reland) preferivano vivere in prevalenza nelle città ottomane dell'Asia Minore, lasciando in Palestina solo dei rabbini litigiosi in tema di interpretazione della  dottrina. A dire il vero, in precedenza, nel XII secolo il viaggiatore ebreo spagnolo Beniamino di Tudela aveva trovato pochi israeliti da quelle parti. Del resto le polemiche suscitate da un articolo comparso di recente sul quotidiano francese Le Monde (che riporta una foto della sala della riunione a castello Devachan dei primi ministri dell'epoca, ripresa da una agenzia fotografica francese di allora) nulla tolgono al fatto che Israele abbia in ogni caso avuto un diritto storico a recuperare una sede nazionale. Le risoluzioni dell'ONU circa uno stato federale in Palestina non trovarono, loro malgrado, più applicazione per vari motivi.E si hanno dubbi su nuove iniziative pacificatrici della zona anche a causa delle rivalità tra musulmani. La splendida cornice della Città dei Fiori consenti' l'esame più o meno esplicito di molte altre questioni delicate per il destino dei popoli, non solo mediorientali, ma, come ho già avuto modo di sottolineare in precedenti occasioni, sempre su Sanremonews, il vertice dell'aprile 1920 finì per essere un incontro di occasioni mancate. Ecco perché Sanremo conserva un credito pesante verso la Storia e merita, pure in queste tristi giornate di pandemia, di essere ricordata per il suo significato diplomatico e morale. E pur tuttavia, la Conferenza di pace di quella lontana primavera conserva oggi il suo originario messaggio di speranza, nonostante i limiti che mostro', in vista della ricostruzione di un mondo devastato dalla prima guerra mondiale. Una speranza che rivive nel cuore di Sanremo per la sua stessa natura di città aperta ai valori della fratellanza e della civiltà, oltre che a quelli dell'accoglienza di genti diverse. Genti dirette a Sanremo non soltanto per la bellezza del suo clima, ma anche alla ricerca della libertà perduta nella propria patria e di migliori condizioni di vita.
Casalino Pierluigi 

Cronache della peste del 1579-1580 nella Liguria di Ponente.


Dalle relazioni periodiche degli Ufficiali di Sanità di Ventimiglia si legge che nell'ottobre del 1579, a causa del propagarsi del contagio della peste nei territori liguri e nei dintorni di essi, "era sorto il sospetto degli untori e se a Genova tre forestieri, per tale accusa erano stati arrestati e torturati, ma finalmente riconosciuti innocenti, il Duca di Savoja non esitava a procedere ad esecuzioni sommarie". E poi ci fu il caso di quel tizio di Apricale che , secondo Gerolamo Rossi, veniva da Ceriana sospetto di peste e che si era alloggiato ad Apricale: con la forza era stato portato a Bajardo e di là respinto ad Apricale ancora, dove venne giustiziato a furor di popolo: qualche sospetto cadde anche sul medico Giovanni Lorenzo "che, scrivono gli Ufficiali di Sanità di Ventimiglia,venne  fermato nella villa di Bordighera e, solo dopo un periodo di forzata quarantena, venne rilasciato: il fatto di venire da Loano e da Albenga, colpite dalla peste, lo avevano trasformato in un pericoloso sospetto". In effetti il Lorenzo, salariato in Albenga e, pur dotato di opportuna "bolletta giustificata come consta per sua certificazione fatta e de forza nelli atti del notario et cancellario nostro non s'era partito dalla mattina di Settembre in qua et assicurandosi", era venuto a Bordighera da Albenga. Poiché in tale ultima villa si erano registrati molti casi di peste, forse i più  gravi dell'epidemia (come in tal senso si era espresso l'equipaggio della nave che lo aveva disinvoltamente trasportato con la moglie, lo suocero e la sua roba dal centro ingauno), il medico e il suo seguito familiare vennero inizialmente isolati a loro spese. Questa ultima circostanza fu prontamente riferita dagli Ufficiali Sanitari intemelii al Commissario alla Sanità di Sanremo, al quale,  tra l'altro, si rappresentò la necessità di fare obbligo ai marinai di Bordighera di mantenere le debite distanze dalla gente per evitare il contagio che stava allargandosi nella Liguria occidentale e Genova, risparmiando Ventimiglia e i suoi dintorni. Era anche fatto divieto in genere di conversare con soggetti sospetti nel timore di essere toccati dal morbo. Casi di sconfinamento da Mendatica verso Ceriana e il Poggio di Sanremo di mandriani e pastori con i loro greggi venivano segnalati unitamente alla vivace reazione contraria degli abitanti delle due zone. Mendatica, per i suoi contatti con Albenga era considerata assai pericolosa. Il Capitanato di Ventimiglia resistette in maniera efficace, come già ricordato in precedente occasione su Sanremonews, tenendo lontano il contagio con grande professionalità. Le fortezze create allo scopo, e in origine concepite per uso militare secondo il progetto di certo Matteo Vinzoni, si integrarono ottimamente con la rete dei lazzaretti istituita nel tempo dai sapienti responsabili intemelii. Gli Ufficiali Sanitari di Ventimiglia segnalarono pure al Commissario di Sanremo il loro rincrescimento nei confronti della arroganza di un capitano di mare di Bordighera, che era solito spostarsi per mare fino a Genova e ritorno, senza sottoporsi ai dovuti controlli. Il Commissario di Sanremo aveva, peraltro, ben presente quanto i bordighotti fossero piuttosto portati a rischiare la salute loro e pubblica, pur di non compromettere l'andamento dei commerci. I bordighotti avevano, infatti, fama di essere "corsari e tanto commercianti", e non si tiravano indietro neanche quando si ebbe notizia di un decesso per peste sulla marina di Mentone e dell'infuriare crescente della epidemia in Provenza e nei territori sabaudi di Nizza, località spesso avvicinate dai legni della Città delle Palme. Tale comportamento violava le stesse circolari che i Conservatori della Sanità  da Genova avevano inviato fin dal 1572 agli Uffici di Sanità  dei domini della Superba, in particolare delle Riviere. Si levò infine l'allarme soprattutto dopo   il diffondersi pestifero in Sanremo. Bordighera era, inoltre, un attracco privilegiato rispetto a Ventimiglia e, come tale, più facile da frequentare in considerazione di una minore vigilanza da parte della agguerrita organizzazione intemelia. I comportamenti indisciplinati e insolenti dei bordighotti superarono il segno e cosi' lo sfuggire al controlli non riuscira' più  tanto facilmente , dal momento che provvedimenti oltremodo severi e punitivi vennero assunti dalla Sanità di Ventimiglia d'intesa con le vicine autorità, non solo in seno alla Repubblica ligure, ma anche con quelle dei potentati limitrofi, compreso quello monegasco.
La perseveranza ostinata e lungimirante della Sanità di Ventimiglia sarà premiata dagli eventi (e riconosciuta dalle superiori autorità) e il Capitanato resterà pressoché immune dal contagio. Il successivo allentare del blocco non fu mai totale. Gli Ufficiali di Sanita' di Ventimiglia furono la prova ante litteram che durante le crisi sanitarie il governo della cosa pubblica non è in mano del potere politico. Del resto il sistema di vigilanza sanitaria adottato da Genova nei suoi territori, dalle Riviere alla Corsica, a Caprera, aldilà della minore osservanza da parte di qualche sua struttura (con le inevitabili conseguenze) funziono' assai meglio che in altre parti d'Europa, come ebbe a dire un viaggiatore inglese del XVIII secolo. Non solo: come si registrò particolarmente nel Ponente ligure, risorgere dalle emergenze costitui' sempre un imperativo categorico per la sicurezza collettiva. Dopo le diverse epidemie, infatti, in Liguria e nelle restanti terre sotto il dominio di San Giorgio, cambiarono sanità, dinamiche sociali e persino le fisionomie delle città. Ci si augura che anche ai giorni nostri con il Covid-19 si possa ripensare in modo nuovo al lavoro, al controllo dei big data, alla globalizzazione. Quest'ultima probabilmente non sparirà, ma cambierà volto. Si dovrà ripartire dopo un bagno di umiltà e di rinnovato equilibrio intellettuale.
Casalino Pierluigi 
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Se il futuro ha un futuro.

SE IL FUTURO HA UN FUTURO di Pierlugi Casalino https://asinorossoferrara.blogspot.com/2009/04/se-il-futuro-ha-un-futuro-di-pierlugi.html

sabato 2 maggio 2020

Sanremo, 1920. Una Conferenza poco conosciuta. A cent'anni dalla invenzione del Medio Oriente, pochi conoscono quell'evento.

   Esattamente un secolo fa si concludeva la Conferenza di pace di Sanremo. Nell'aprile 1920 con la risoluzione di Sanremo venivano determinati i destini del Medio Oriente. Eppure pochi sanno che quell evento fu di basirale importanza per la storia del Ventesimo secolo e del presente. Si ricorda la Conferenza di Versailles come esito diplomatico della prima guerra mondiale, ma 
si tende a dimenticare e sottovalutare quella di Sanremo, i cui riflessi continuano a manifestarsi ai giorni nostri. Non è questa l'occasione per ritornare su un argomento ampiamente trattato sul web da chi scrive, e non solo sul web, ma la circostanza consente di riaprire un dibattito su che cosa rappresentò quel momento storico e sulle responsabilità e conseguenze che comportò. Un motivo in più per tributare a Sanremo un riconoscimento internazionale, che travalica la sua tradizionale immagine di luogo cortigiano e vacanziero o di teatro di manifestazioni canore e sportive. Un riconoscimento che davvero manca al  palmarès della  Città dei Fiori. 
Casalino Pierluigi.