Sarà stato un festival di basso profilo, meno scintillante delle sue stagioni d'oro, ma ha registrato forse il più rilevante tutto esaurito di sempre. Ha svettato Laura Pausini che messo ha in ombra persino un Carlo Conti ormai al passo d'addio. E tutto ciò perché, tra luci ed ombre, Sanremo è Sanremo, l'inossidabile Sanremo. Magari avrà perso lo smalto dei tempi migliori, ma la personalità è difficile da valutare, se pur segua l'onda mediocre della nostra epoca; tuttavia Sanremo si salva comunque per il suo messaggio originario ed originale. Nulla di più, nulla di meno. La ricetta del successo della kermesse sanremese, infatti, è questa: riproporsi anche nell'insufficienza, con retroscena, sorprese ed entusiasmi inediti che rendono questo evento un quid unicum. Come speciale è questa Riviera di Ponente, una dimensione di altri tempi con suoi miti e le sue speranze, i suoi mille volti, le sue chimere, i suoi fiori e i suoi colori. La triade Da Vinci, Fedez & Masini, poi piazzati al quinto posto, e Brancale (finita però solo nova) sembravano subito fornire le indicazioni più concrete di un vittoria. L'ha spuntata infine Da Vinci con il brano "Per sempre si" che è risultato il grande vincente della manifestazione, seguito da Sayf e con la sorpresa di Ditonellapiaga terza che potrebbe tuttavia imporsi nella successiva hit parade e vendita. Scivolata invece al quarto posto Arisa. In ogni caso anche chi non ha vinto ha regalato, in qualche modo, un'altra musica. Sanremo ha chiuso con il botto del suo marchio, senza però lasciare rimpianti, magari con il ricordo di TonyPitony, un alieno di cui Sanremo ha bisogno. Restiamo in attesa di Sanremo 2027, di un altro festival di ordinaria follia
Casalino Pierluigi